Via Tristani. 1:43AM
Nel lettore. dEUS – Keep you close
La conclusione della nota 100, con la sua parte 3. In una giornata piovosa e fresca. Proprio per l’inizio dell’inverno.
Anche se, rileggendo, un pò a caso, un pò no, le ultime note del blog ho deciso di non postare vecchie cose ma di scrivere solo qualcosa di nuovo. Brevemente, perchè è tardi ed è decisamente ora di dormire.
Però vorrei parlare un attimo di una notizia che, nei giorni scorsi, è apparsa nei giornali, ma è scomparsa abbastanza in fretta.
L’altro giorno è morto Kim Jong Il, dittatore o divinità terrena in Corea del Nord. Questo stato, sconosciuto ai più è la parte nord di uno stato che è stato diviso una sessantina di anni fa, la Corea. Adesso ne esistono due, e non potrebbero essere più diversi. Il Sud è diventato uno stato “occidentale”, ricco, patria di alcune delle più importanti marche tecnologiche al mondo, samsung e hyunday per citare le prime che mi vengono in mente. Al “termine” della guerra di Corea, che non si è ancora formalmente conclusa, i due stati devono ancora firmare “la fine”, lo stato è stato diviso in due parti e ha seguito una strada totalmente diversa. Attualmente la Corea del nord è uno degli stati più chiusi al mondo. Poco si sa, ma abbastanza per rendersi conto della follia di chi l’ha governata. Uno stato in cui l’energia è razionata, il cibo è razionato, c’è un sistema di controllo modello kgb e stasi efficacissimo, e che spende il 25% del PIL in spese militari. Uno stato in cui sia entrare che uscire è praticamente impossibile. Si può chiedere il visto ma è quasi impossibile ottenerlo e c’è un solo volo che raggiunge Pyongyang, la capitale, da Pechino. Anche scappare dalla Corea del nord è quasi impossibile. Non al sud, il confine, al 38°parallelo, è una delle zone più militarizzate al mondo, non al nord, la Cina di solito rimanda indietro e non succede nulla di buono e dalla Russia è comunque complesso. Ma alcuni ce la fanno e l’obiettivo è raggiungere un consolato sud coreano il prima possibile.
Molte famiglie hanno perso contatto da ormai sessant’anni, dal giorno in cui il 38° parallelo è diventato un confine. E’ un pò come se all’altezza di Roma si creasse un confine e una parte dell’Italia venisse “chiusa”. Un fiorentino con parenti a Matera non saprebbe più nulla di loro. E’ quello che è successo ai coreani.
E l’unificazione sembra molto lontana.
Vi lascio con la storia che abbiamo letto a slam! al ghetto degli ebrei. Entrambe le parti. Ci sono già sul blog, ma questa è una versione un minimo diversa.
Da Slam! in trash – 16/12/2011 – Letto con PG
Parte I
Tutto quello che fai a Vegas rimane a Vegas. E’ un modo di dire di tutti coloro che vengono qui solamente per passare un paio di giorni. Quelli che noi chiamiamo turisti del cazzo. Questa non è una città normale. Questa non è semplicemente la città del gioco, la città dei vizi e del divertimento. Questa è davvero la città dove tutto è possibile.
Sempre e comunque. A ogni ora del giorno e della notte.
Sono arrivato qui venticinque fa. E da allora non me ne sono più andato.
Quando ero giovane, quando non avevo ancora neppure trent’anni avevo altri sogni, volevo fare tante cose belle a Cagliari, la mia città, organizzare eventi e impegnarmi per cercare di trovare persone con una mentalità diversa.
La volontà di impegnarmi però non è durata molto.
Mi sono reso conto di avere voglia di tutt’altro.
Di divertirmi, di giocare al casinò, di godermi totalmente la vita.
Si vive solo una volta, in fin dei conti.
Dicevo. Venticinque anni fa sono arrivato qui, un pò di soldi in tasca, un permesso di lavoro ottenuto grazie alla fantastica lotteria degli Stati Uniti D’America. Spendi 600 dollari, vinci una green card. Gran botta di culo.
Primo aereo per Las Vegas ed eccomi qui in Nevada.
Dopo i primi due anni passati a finire i pochi soldi messi da parte prima di partire tra feste, uscite, weekend che iniziavano il lunedì, erba di primissima qualità e tanti altri vari divertimenti e vizi ho dovuto iniziare a lavorare.
Lavorare però è un pò una parola grossa.
All’inizio dovevo semplicemente andare ad avvisare le persone che giocavano al casinò che stavano giocando troppo. Ero una di quelle figure fastidiose che trovate tra i tavoli da gioco e le macchinette. “Scusi signore, lei sta giocando già da tre ore. Ne è consapevole ?“ Ripetevo questa frase ogni ora. e loro mi mandavano a cagare. E un’ora dopo uguale. Un lavoro noioso. Ma redditizio.
Dopo di questo ho fatto l’usciere in un altro casinò, poi il venditore di marijuana in una farmacia, e adesso apro le porte alle limousine in un grande albergo e accolgo i clienti.
Sette ore al giorno. Sette giorni su sette. Considerato che il bar dell’albergo è un open bar per me e che ho una stanza gratis ho abbastanza soldi da sputtanare al casinò.
Molti non si rendono conto di quanto il gioco sia una droga, per me lo è ancora adesso. Sono arrivato a vincere anche 200000 dollari in una sera e a perderne fino a 150000. Se fossi stato un minimo intelligente li avrei messi da parte e avrei potuto fare qualcosa di meglio nella vita. Ma ho sempre preferito rigiocarmeli la sera dopo.
Ho sempre preferito sprecarli nel minor tempo possibile.
Soldi, marijuana, donne. E il gioco d’azzardo sopratutto. Questa è stata la mia vita una volta lasciata Cagliari.
Ammetto di aver pensato qualche volta di tornare.
Ma mai seriamente.
Dieci ore d’aereo ormai mi fanno paura.
dieci ore senza farmi una canna.
dieci ore senza giocare.
Non potrei farcela.
O almeno, ho sempre pensato così.
Stamattina però ho ricevuto una telefonata. Era il passato che tornava a farsi vivo.
“Hello!”
“Emilio”
“Who are you ?”
“Sono Pierlu”
“What da fuck ? Who the fucking hell are you ? Fucking bastard! It’s early.. It’s fucking 9AM and I’m fucked up..”
“Sono Pierluigi. Il tuo amico. Quante parolacce.. Non ci sentiamo da un bel pò di tempo”
“Pigi ? cazzo! Perchè mi chiami alle 9 del mattino ? Io prima delle 3 lo sai che non connetto”
“Non ti preoccupare. Tra cinque giorni sono a Las Vegas. Lo so che sei ancora li.”
“Cosa cazzo vuoi qui ? Soldi ? Lo sai che non ne ho. E di ad Alessandro di smetterla di dire dove sono. Porca puttana”
“C’è scritto su Facebook dove sei! Hai fatto il check-in in una camera di una certa Mandy due ore fa. Ma ora fai silenzio. Ti devo dire una cosa importante. Un’idea fantastica. La settimana prossima ci vediamo e ne parliamo bene”
“ Va bene. Ricordamelo prima che devi passare così ti organizzo una serata bellina. Fumo, alcol e due donne. Ah, Che pillole ti servono ?”
“Niente pillole. Ho smesso”
“Non dire cazzate, nessuno smette..”
“Hai ragione.. Due verdi, sei rosse e quattro arancioni.. Comunque.. Vedrai vedrai cosa ti propongo. A martedì. ciao”
Pierluigi. Eravamo molto amici ai tempi di Cagliari. Adesso non so neppure se lo riconoscerei. Con quella sua faccia da arabo, chissà come sta invecchiando. Chissà se si è sposato. Mi son sempre dimenticato di chiederlo.
Comunque, dopo la telefonata mi sono alzato. Erano le 9 del mattino. Un orario che mi capita di vivere un paio di volte all’anno. Quando finisco le mie serate molto tardi.
Sono andato in bagno e mi sono guardato allo specchio. Non pensavo che sarei stato devastato come Mick Jagger e Keith Richards così in fretta. E pensare che non ho neppure 60 anni.
Mi accesi la prima canna della giornata e mi aprii la prima birra. Guardai le ragazze che avevano dormito con me quella notte e come al solito non avevo idea di chi fossero. La cosa che però attirò la mia attenzione è che in terra vicino al letto stava dormendo un cucciolo di tigre e pensai che non fosse il caso di calpestarla.
A Vegas capitano cose strane. Un cucciolo di tigre, dopo quel famoso film degli anni dieci, non lo è poi così tanto. E’ stato brutto quando ci siamo risvegliati in quindici dentro la gabbia degli elefanti allo zoo. Ma forse ne abbiamo fatto anche di peggio. Il mio cervello è troppo andato per potermi ricordare.
Mentre uscivo nel terrazzino mi resi conto che avevo voglia di rivedere quell’idiota di Pigi e che volevo fargli passare una serata indimenticabile qui a Vegas. chiamai subito Samantha e Jennifer, le migliori che conoscevo e chiamai Joe in farmacia per ordinare un chilo e mezzo di maria medica.
Sarà una serata fantastica, pensai. In questo momento non ricordavo molto dei suoi ultimi trent’anni, anche se sono convinto che Alessandro e Dario qualcosa mi avessero raccontato. Ma volevo sentirlo dalla sua voce.
Entrai nell’idromassaggio e accesi lo schermo a tutta parete che c’era di fronte. Trasmettevano un vecchissimo film in 3D, Avatar.
Una storia assurda che sembrava Pocahontas. Mi chiesi come potesse essere piaciuta una cagata simile trent’anni prima.
Il film mi fece addormentare nell’acqua e una delle due ragazze mi svegliò un paio di ore dopo. Non era brutta anzi, e anche lei si chiedeva come fosse finita in quella stanza d’albergo.
Non era la famosa Mandy nella cui stanza il mio microchip facebook aveva fatto il check-in durante la notte.
Andammo insieme a fare colazione e le raccontai la mia vita. Avevo voglia di parlare e le fece piacere ascoltarmi. Aveva 18 anni ma era già piuttosto intelligente. Probabilmente la presenterò a Pierluigi il giorno che verrà.
Piano piano sto iniziando a rendermi conto che non vedo l’ora di rivederlo.
Parte II
Las Vegas 2041
Sono seduto nel lounge bar del mio albergo. Zona patio naturalmente.
Pierluigi è in ritardo. O magari è già arrivato e non lo riconosco, ma mi sembra difficile.
Ordino la sesta birra del pomeriggio e attacco bottone con una ragazza di forse diciott’anni seduta vicino a me al bar. Las Vegas, il mio perno sociale, il centro del mondo occidentale, si riduce a questo: ordinare alcolici di dubbia qualità e flirtare con ragazze giovanissime, offrire loro della droga sperando che il loro giovane corpo resista allo sballo sintetico.
“me la presenti tua figlia ?”
“ e tu chi cazzo sei ?”
“Pierluigi Carta. per servirla”
Non l’avevo riconosciuto.
Me lo sarei aspettato grasso, vecchissimo e sporco.
Invece è in gran forma. A parte i capelli che non ci sono più, gli occhiali di uno che non ci vede nulla e un profumo disgustoso che mi fa pensare che ci abbia fatto il bagno dentro. Però ha il pregio di non puzzare, tutti puzzano a Las Vegas
E ‘ elegante ma senza essere kitsch e quindi non si abbina all’ambiente.
Però si vede che ha il fisico devastato dagli integratori e dagli ormoni.
Cacchio si vede molto.
“Emil dove sono le mie mutande… al volo, mi sento a disagio.”
“Te le ho prese nere poi dimmi che sono un vecchio rincoglionito… “
“Pierluigi, ce ne hai messo di tempo per venire a trovarmi a Las Vegas! La città dell’amore. Posso presentarti ******************* questa qua .. Ma chi se ne fotte tanto è una delle tante. Però è bellina. Guardala. Pierluigi, è una gran fortuna che quelli sotto i 40 anni abbiano quel problema…”
“Vero, un tempo essere giovane era un vantaggio. Adesso guardali, playstation tattile e quelle schifezze liofilizzate. Non ce n’è in giro neanche a Las Vegas? Ecco perché adori questa fogna.
Quel cazzone di Emilio, ci stava provando con l’ennesima barely legal, Las Vegas era un posto selvaggio e neppure la polizia prestava più attenzione a certe cose. Era proprio come me la ricordavo, Las Vegas intendo. Era Emilio a non ricordarsi un cazzo. Io qui da lui c’ero già stato, e il rituale era sempre il medesimo. Lui mi aspettava ubriaco nella veranda di un albergo con troppe stelle per le sue tasche, vendendo la sua barbetta e la sua parlantina da uomo di mondo in cambio di una mediocre esperienza sessuale. Seduto dietro ad una barriera di 6 birre sembrava il Mickey Rourke dell’opinionismo, ovviamente quello del 2041. Convers, jeans strappati sul ginocchio e una maglietta anglofila. L’odore del suo alcolismo mi costringeva a cercare una sedia al più presto, e invidiavo la resistenza della fanciulla, che incredibilmente, pareva compiaciuta delle sue attenzioni, o forse convinta dai racconti di vita inventata, come l’appena citato episodio del tentato omicidio di Raul Castro. Dice che se l’era scampata perché aveva dichiarato di non aver agito per convinzioni politiche, ma era solo una questione di droga. La storia poteva reggere. Qui siamo nel west. Non mettono i nostri spacciatori in carcere.
Questa città di merda ha il gran vantaggio che per noi vecchi c’è molto divertimento. In tutti i sensi. I giovani sono completamente inutili. I giovani maschi s’intende.
Non lavorano, non amano, non si divertono. Poveri. Che generazioni gettate nel cesso.
Però questa città rimane il centro di tutto. Il centro del denaro, dell’economia, del sesso. Del divertimento. Il paese dei balocchi dei sessantenni. L’Eurodisney della mezza età, la mecca del gonfiore alla prostata. Il paese dove al bar al posto del cioccolatino ti danno una pastiglia di viagra e una metanfetamina.
E Pierluigi è qui. E in effetti adesso che ci penso è venuto varie volte in questi anni. Però l’alcol mi ha fatto perdere troppi pezzi di questa mia vita.
È la quarta volta che ci vengo da quando sono uscito da quella clinica.. Vengo per guarire da questo insano mondo che mi ha concimato con la sua merda da quando ho finito l’università. Diventare ricco non era stato un problema, i soldi li giocavo sulla roulette russa del micro credito, poi l’equo solidale si è mangiato il mangiabile. Dopo avevo investito su Secondlife, come altri 100.000 azionisti. Tutti finiti come me: dal cielo al guano. La mia vita era stata un inganno da quando avevo preso il primo libro in mano. Il vero problema era riuscire a convivere col vuoto che mi aveva scavato dentro. E ora quel vuoto, da quando l’ultimo broker mi aveva lasciato in mutande, si era allargato. Sai Baba, Gandhi, G. P. II, forse avevano ragione, dei grandi ragazzoni longevi, un sacco di consigli, un sacco di rinunce, per finire con una testa pelata in una tomba frequentatissima. Chi era quell’altro guru, Mark Zukenberg, i soldi l’avevano aiutato a potenziare il suo Karma, e continuava a ripetere in rete che la condivisione è l’unica chiave per assaporare una vera trascendenza. Certo… Dopo che fb era diventato obbligatorio e ci aveva impiantato quel maledetto microchip, che comunica in tempo reale a tutti i contatti dove siamo, con chi siamo, che cosa facciamo e che cosa vorremmo fare… i paesi africani ipotecarono fino all’ultimo ettaro per investire nella società e su farmville. Da qui in poi fu in discesa verso la prima e la seconda guerra dei socialnetwork. E poi c’era quel maledetto problema ghiandolare. Noi anziani ce la siamo scampata. Il problema era dei più giovani.
“Beh Cagliari Pier novità ?”
Zisis ? come va la dipendenza ? E Dario e Ale ? Ma stanno sempre assieme ?”
“Hanno bisogno di frequentare altra gente”
Dario e Ale hanno passato dieci anni in una comune di bunga bunga nel sud del pacifico. Una moda che stranamente stava scemando. Quella di Marina Piccola non faceva per loro. I ritmi erano troppo easy, le facce sempre le stesse. Il Pacifico li aveva profondamente cambiati.
Cagliari ho dovuto abbandonarla poco dopo la partenza di Emilio, due anni dopo la storica vittoria del movimento cinque stelle, alle elezioni del 2013, che portarono Beppe Grillo ad autoproclamarsi presidente della regione Sardegna, a far arrestare Giuseppe Farris e Cappellacci, e di li a poco a diventare ministro degli esteri nel quarto governo tecnico Monti.
Il primo programma di governo era metterla in culo agli immigrati. letteralmente. Si era aperta la caccia per la sodomizzazione dell’immigrato. E l’effettivo dei city angels era cresciuto esponenzialmente. Un tempo i pendolari erano tra Cagliari e Monserrato. Adesso sono tra Cagliari e Londra, Cagliari Bruxelles, Cagliari Bangkok, per un gemellaggio promosso da Grillo. Ryanair express. Dieci minuti di volo in piedi e due ore di check-in. Con le mutande non si passa e bisogna comprarle in loco. La spesa dell’intimo è una piaga dei bilanci familiari ma i voli son diventati molto più divertenti.
Il bastione ospita gli sponsor delle multinazionali fallimentari e nelle discoteche, frequentate unicamente da sessantenni arrapati, si sente sempre la stessa musica da trent’anni a questa parte. Lady Gaga – Gigi D’Ag e Giusi Ferreri.
“Però aspetta. L’altra volta alle nove del mattino mi hai svegliato proponendomi un affare. 1 Perchè a un vecchio ubriacone che si ricorda a mala pena quello che ha fatto il giorno prima. 2 Di che si tratta ? “
“Ho la soluzione per questa gioventù dalle palle sgonfie. Una soluzione che ci farà fare i coglioni d’oro”
“Aspetta aspetta. Hai una soluzione al problema del secolo. Vuoi dire avremo di nuovo giovani sballati nelle discoteche e pompati nelle palestre, le biblioteche piene di ragazzetti in fregola? E a noi che cosa rimane ? Le vecchie ? Tu sei pazzo. Però aspetta quanto si può guadagnare ?
A quel punto gli occhi della ragazza si illuminarono, come se le si fossero aperte nuove prospettive e spalancate nuove speranze.
“Tu torna a Cagliari e cominciamo. Mi servono i tuoi contatti. Però sai bene che la domanda è globale. Gli effetti collaterali sconosciuti e il guadagno esponenziale”.
I giovani d’oggi hanno tutti lo stesso problema:
gli hanno messi a scegliere tra un pene funzionante e questo. (pgi mostra il cellulare)
I quarantenni. I trentenni. I ventenni. Per non parlare dei bambini. Il contatto con i-phone, android, e il dannato microchip facebook gli aveva ridotto il pene a dimensioni irrisorie (impercettibili) e con esso la loro capacità spermatica: uno spermatozoo a testa da accudire e proteggere. Nel sud del mondo le cose andavano diversamente. Gli ipod e gli android taroccati non avevano sortito l’effetto collaterale. Alcuni dicono che fu una scusa; la tragedia della guerra dimensionale aveva ancora una volta visto l’occidente come vincitore geopolitico, ma i manifesti parlavano chiaro: combatti l’immigrato, per una dimensione occidentale. La propaganda aveva fatto il resto, e le automutilazioni erano il minore delle conseguenze.
Questo è l’unico motivo per cui noi sessantenni, con le nostre rughe strigliate dalle redini del viagra e nessuna reale capacità, appariamo alle giovani ragazze come un Rocco Siffredi dei bei tempi.
Parte III – Coming soon
2:15AM
Nel lettore. Jonsi – We bought a zoo – Soundtrack