Nota 100. parte II

Via Tristani. 1.34AM

Nel lettore. Patrick Wolf – Brumalia EP

Bene, la maggior parte del lavoro che dovevo fare stasera al computer l’ho fatto. Adesso posso rilassarmi con il blog e la seconda parte della nota 100. Che poi magari sarà divisa in 3 parti. Ancora non so.

Oggi tre nuovi dischi sono entrati nell’i-pod. La colonna sonora fatta da Jonsi per We bought a zoo, nella quale dovete ascoltarvi il pezzo con questo nome, meraviglioso e poi i nuovi di Black Keys e Patrick Wolf. Quello dei Black Keys sembra ottimo, quello di Patrick Wolf eccellente.

Ma torniamo alle note precedenti.

E non posso non citare la prima volta che ho letto qualcosa durante slam! Era Ottobre del 2010. E questo era una sorta di manifesto, che ho prima rinnegato, poi rifirmato e che, adesso, penso di condividere, almeno in parte.

Dalla nota 52.

chi legge è una persona che in questa città è nata e cresciuta. Cagliaritani siamo rimasti in pochi ma ancora ci siamo. Sono uno che ha visto e vissuto a Cagliari tutta la sua vita e che ha visto tante, troppe persone fuggire, passare, fermarsi un attimo e andare via di nuovo.
Cagliari è una città di mare, è un porto importante. In un porto le navi passano, si fermano per un pò e ripartono, a volte senza tornare. Questo succede anche a Cagliari, con le persone. Questo mi è successo con tanti troppi amici e conoscenti.
Perche ? Me lo son chiesto tante volte.
Perchè Cagliari non riesce a trattenere le persone che hanno la fortuna di conoscere questa città ? O che qui sono nate e cresciute?
E’ Cagliari il problema ? Siamo Noi Cagliaritani ?

Cagliari è un luogo dove le persone sono abituate a lamentarsi.

Lamentarsi va bene. Se poi però si fa seguire alla lamentela un’azione, un’idea, almeno qualcosa.
A Cagliari ci manca questo secondo passaggio. Il momento dell’azione. La volontà di tentare di creare quella cosa che manca.
Anche perchè, diciamocelo, lamentarsi è molto facile. Agire, molto meno

Un problema è anche certamente indipendente da noi. E’ il fatto che qui siamo monopolizzati dai soliti nomi, dalle solite facce, da quelli che hanno un cognome o una famiglia importante.
E questo spesso, troppo spesso, ci porta a pensare che tutto qui sia irrealizzabile, che tutto qui sia già scritto, che le speranze, quelle, proprio, qui non ci siano. Fondamentalmente è una scusa.
Dunque ce ne andiamo, cerchiamo fuori le nostre possibilità. Di sicuro è più facile. Perchè lavorare in un call center a Londra è molto più figo che fare qualcosa a Cagliari, fare il cameriere a Roma è una grande ambizione, o magari il lavapiatti a Milano.

Ma sinceramente. Ma non diciamo cazzate.

E’ che partiamo dal presupposto che tutto qui fa schifo. Che ogni cosa è meglio di provare a fare qualcosa per la propria città. Per Cagliari. Per il capoluogo della Nostra Sardegna.

Non voglio essere ipocrita. L’ho pensato anch’io e ci sono momenti in cui viene facile pensarlo. Quando tutte le serate sembrano uguali. Quando tutto sembra immobile. Quando alla fine la finisci per vedere sempre le stesse persone o fare le stesse cose.
Io comunque ho preso, son partito, ho imparato e capito. Capito che Cagliari non va abbandonata a chi da sempre la monopolizza e la distrugge.

Viaggiare è fondamentale. Vedere, conoscere, tornare indietro con una maggiore consapevolezza. Se non avessimo viaggiato non ci saremmo resi conto di quello di cui c’è bisogno a Cagliari

I soliti noti in mezzo alle palle ci saranno sempre. Noi dobbiamo essere più bravi, sconfiggere quelli che ti superano perchè hanno l’accozzo giusto o il padre col cognome importante. Noi siamo quelli sfigati, ma fondamentalmente siamo anche quelli più capaci, e di quelli che ti superano per grazia parentale, dobbiamo essere bravi a non fottercene. Neanche un pò. E superarli. Perchè, a differenza loro, a noi non ha mai regalato niente nessuno e sappiamo come si possa fare qualcosa di buono.

Perchè Cagliari non è loro. Cagliari è nostra. Delle persone normali. Degli studenti fuori sede, di chi è stato costretto ad emigrare, per le più diverse ragioni, ed ha deciso di tornare, degli studenti Erasmus, degli immigrati, e chi se ne frega se sono regolari o irregolari, di chi si è sempre impegnato per fare qualcosa di buono per la città. E di tutti coloro che intendono sbattersi per fare qualcosa di buono in futuro.
Perchè crediamo nella città.
Non perchè ci serve.

Ne hi ripostato buona parte. Alcune delle cose che dicevo mi piacciono ancora molto. E, in effetti, condividerle a un anno di distanza fa uno strano effetto.

Dalla nota 55

Andare via. Perchè.

10) Perchè se non si ha il cognome giusto è tutto molto più complicato. E quando si ha un’idea spesso altri provano ad appropriarsene.

9) Perchè se si vuole uscire la sera bisogna aspettare le 11 e non, come nei paesi civili, uscire alle 7 o 8 di sera.

8.) Perchè è una città carissima senza alcun motivo valido.

7) Perchè ci sono troppo pochi aerei che la collegano con il resto d’Europa e del mondo.

6) Perchè è bello vivere in una città rilassata. Ma Cagliari lo è fin troppo.

5) Perchè se si va in bicicletta si rischia la vita. E la gente usa la macchina per fare anche 500 metri.

4) Perchè la mentalità e sempre troppo chiusa. E le persone sono troppo diffidenti, poco curiose e con nessun tipo di iniziativa.

3) Perchè le serate si sviluppano in modo sempre prevedibile. C’è chi va nei locali fighetti e chi si divide tra botellon e Giuliano. Senza alcun tipo di fantasia.

2) Perchè Cagliari è una città bellissima ma sfruttata al dieci per cento, anche meno, delle sue possibilità.

1) Perchè andarsene fa figo. Molto figo.

Restare. Perchè.

10) Perchè se ti capita la giornata giusta, un caffè al mare a Gennaio te lo puoi tranquillamente prendere.

9) Perchè se esci la sera trovi gente in giro ogni giorno. Dal lunedì alla domenica.

8.) Perchè, anche se a volte non si vede, Cagliari è una città universitaria. E ci sono oltre 35000 studenti.

7) Perchè Slam! ha iniziato con 4 persone e ha sfiorato la tripla cifra in meno di due mesi.

6) Perchè abbiamo portato i gruppi di conversazione, in un anno, dall’essere una cosa sconosciuta a una realtà affermata.

5) Perchè tanta gente ha deciso di tornare.

4) Perchè, diciamoci la verità, Cagliari è splendida. E vederla illuminata dal Bastione o da Buoncammino la sera, mette sempre i brividi.

3) Perchè la trasformazione di Cagliari da paese a città è in atto e forse questa volta potrebbe pure andare a buon fine.

2) Perchè siamo sardi e l’idea di lasciarla in mano ad altri ci fa male.

1) Perchè andarsene non è poi così figo.

Ricordo che, a seguito di quella sorta di manifesto e ad alcune note successive avevo ricevuto molti messaggi. Poi mi venne questa idea di scrivere un pò di motivi per restare qui e per andare via. Anche se non vorrei trasformare questa parte II della nota 100 in una riflessione sull’andare a sul restare, lo sta diventando così automaticamente.

Dalla nota 64.

Il 2010 è stato un anno particolare. Per certi versi bello, per altri difficile. E’ stato anche stressante, ma fondamentalmente è stato importante. Ed è uno degli anni che mi hanno cambiato di più.

Il 2010 è stato l’anno in cui un pò di persone sono, per vari motivi, tornate qui a Cagliari. E l’anno in cui abbiamo deciso di provare a impegnarci un pò.

Il 2010 è stato l’anno del language network. Sei gruppi di conversazione di lingua realizzati e sviluppati per questa città.

Il 2o10 è stato l’anno di Slam! Cagliari. L’anno in cui mi è tornata voglia di scrivere. L’anno in cui ho visto pochissimi film.

Il 2010 è stato bello, triste, divertente, alcolico, musicale, viaggiatore, interessante, prevedibile, importante.

Il 2010 è stato l’anno in cui ho capito che, anche perdendo materialmente una persona, non ho perso nulla di tutto quello che mi aveva dato in 28 anni.

Il 2010 è stato l’anno in cui molte persone sono rientrate nella mia vita e alcune ci sono entrate quest’anno per la prima volta.

Il 2010 è stato un anno davvero importante. Per svariati motivi, che non sto qui ad elencare. E, fondamentalmente, questa è stata una piccola lista che avevo fatto per “salutarlo”. E, in effetti, tra un pò toccherà fare anche un piccolo sunto del 2011 che finisce. E il 2012 si presenta con quel minaccioso 30 in arrivo.

Nel lettore. Jonsi – We bought a zoo

Dalla nota 65

E’ bello ogni tanto innamorarsi di un film. Away we go, inopportunamente tradotto American Life in Italia, non è un capolavoro, anzi, però è uno di quei film che riescono a farmi stare bene. Lui e lei sono in attesa del loro primo figlio. E decidono di iniziare un viaggio con il quale capire quale sia il posto migliore per far crescere il figlio. Non è il tipico road movie, i due non viaggiano in macchina, però è un viaggio attraverso l’America, attraverso loro stessi, attraverso una serie di personaggi, a tratti belli, a tratti bizzarri.  Il tono è da commedia, ma all’interno c’è molto di più.

American life è un film, secondo me, bellissimo. E, si merita, questa citazione.

Dalla nota 72

Il cielo di Tallinn sia oggi che ieri è semplicemente fantastico. Azzurro e con pochissime nuvole. E il sole è alto e luminosissimo nel cielo. Sono quelle giornate invernali in cui a Cagliari ci sono magari 15 o 20 gradi e si può iniziare ad andare al mare almeno a prendere il caffè in spiaggia. Qui è un pò diverso. Il sole si vede. E basta. Non scalda. C’è ma non si sente. E infatti basta guardare la temperatura per rendersene conto. Ieri la massima è stata meno tredici e la minima meno sedici. Oggi dovrebbe arrivare anche a meno diciotto. Prima di viverlo questo freddo non mi rendevo conto di cosa effettivamente potesse essere. Quando ho iniziato a sentire che si stava ghiacciando il naso, sia dentro che fuori, ho iniziato a capire cosa fosse tutto questo.

Il colore dominante di questi giorni è ovviamente il bianco. il bianco della neve, il bianco del ghiaccio. I parchi sono totalmente pieni di neve, i marciapiedi sono ricoperti e anche le strade più piccole. E ovviamente è tutto terribilmente scivoloso. Ma allo stesso tempo incredibilmente affascinante. E diverso.

Questo era l’inizio della nota scritta a Tallinn, capitale dell’Estonia. Era il primo viaggio del 2011. Il più incredibile freddo della mia vita.

Dalla nota 73.

Eccomi qui seduto dentro un accogliente pub belga. La birra è, ma non è che ci fossero molti dubbi, eccellente. L’ambiente è piuttosto grazioso e i camerieri parlano inglese, anche se un pò stentatamente. Che poi, in effetti, non dovrei avere grosse difficoltà a chiedere da bere in francese, però c’è qualcosa che mi blocca e preferisco sempre spostarmi verso il molto più familiare e semplice inglese.

Bruxelles mi ha accolto con una temperatura fantastica, 1 grado, e adesso ce ne sono addirittura 3. E’ incredibile camminare nelle strade senza rischiare di scivolare ogni 2 passi e poter evitare sciarpe, cuffie e doppi guanti. E la città a primo impatto è bella. Nulla a che vedere con Tallinn. Bruxelles è molto più grande, piena di immigrati, piena di gente. Una grande capitale europea. Ciò però in ogni caso non toglie che Bruxelles non abbia, a primo impatto, un centesimo del fascino di Tallinn…

A Bruxelles, come mio solito, ho iniziato a girare senza cartina e senza preoccuparmi di dove fossi. Logicamente mi sono perso e non avevo alcun punto di riferimento. Poi, dopo un’ora in cui non ho visto neppure una persona “bianca”, sono riuscito a riavvicinarmi in zone più familiari. Per un attimo mi sono preoccupato, ma la preoccupazione è ovviamente passata molto in fretta. Infatti girare a caso continuo a credere che sia il modo migliore per iniziare a entrare in contatto con una città.

Mi sembrava giusto citare il mio primo impatto con il Belgio. Arrivai a Bruxelles una mattina intorno al 20 Febbraio. Dopo Tallinn. Ancora non mi ero reso conto di quanto il Belgio mi sarebbe poi piaciuto.

E ora mi sembra anche giusto chiudere la note. Ne farò penso una terza parte.

Nel lettore. The Black Keys – El Camino

2.17AM

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By emil

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