Letto a Slam! Cagliari. 24/11/2011
Il giorno più importante della mia vita era arrivato. Nel giro di poche ore sarei finalmente diventato un uomo sposato. Sposato con la donna più importante della mia vita. Una ragazza bellissima.
Avevo un vestito elegante, e quando mi son guardato allo specchio quasi quasi non mi sono riconosciuto.
Però mi sentivo fiero di me, come non lo ero mai stato. O forse come non lo ero mai stato dai primi anni delle scuole elementari. Quando ero il più bravo a scuola e i miei genitori lo dicevano sempre con orgoglio davanti ai loro amici che invitavano a cena.
Quel giorno anche i miei genitori erano felicissimi. Lo capivo dal loro sguardo pieno di ammirazione.
E li vedevo sorridere, come non succedeva da moltissimo tempo.
Erano abbracciati dietro di me, li vedevo nello specchio mentre mi sistemavo la cravatta. Sembravano giovanissimi. Anzi, erano giovanissimi. Molto più giovani di un paio di giorni fa. Però non ci feci troppo caso.
I miei amici erano li. Qualcuno forse anche già un pò ubriaco. Riconoscevo nel mucchio anche persone che non vedevo da molto tempo. Qualcuno addirittura non lo riconoscevo. “Non mi ricordavo di avere così tanti amici” pensai fiero tra me e me. Mart, il mio migliore amico delle scuole medie non riusciva a smettere di piangere.
Proprio un anno fa ero stato a un altro matirmonio.
Mi aveva invitato il mio amico Jens. E da quel giorno continuavo a sognare il mio di matrimonio.
Il suo non era stato un grande evento, anzi, c’eravamo solo io, lui ed Emma, sua moglie, oltre ovviamente al celebrante e ai testimoni.
Nella sala del mio matrimonio invece era impossibile trovare un posto a sedere.
Jens mi aveva chiamato per fare le foto. Negli ultimi 10 anni è stato il mio unico hobby e credo di essere diventato anche abbastanza bravo.
Il feeling tra lui e Emma è incredibile. Sembra che tutti e due capiscano cosa vuole l’altro qualche secondo prima di chiederlo o di parlare. Prima di tornare qui Jens aveva vissuto per un lungo periodo in Italia. Emma era la sua fidanzata storica e quando lui viveva in Italia si sono lasciati e rimessi insieme almeno quattro o cinque volte. Ma negli ultimi anni hanno vissuto insieme e hanno deciso di sposarsi.
Nel vederli non che fossi invidioso, semplicemente mi sono accorto che mi mancava qualcosa. Ma fondamentalmente era normale. Ero timido, insicuro, con pochi amici, con pochi interessi. Con poche possibilità di conoscere la donna da sposare.
Del resto, chi può voler sposare uno che tutti i giorni si limita a controllare che i passeggeri di un treno che va avanti e indietro da Rotterdam a Charleori abbiano i loro biglietti ?
Però proprio in treno avevo conosciuto mia moglie. Tutti i giorni saliva a Bruxelles e scendeva quattro fermate dopo. Nonostante la mia timidezza ero riuscito, dopo mille dubbi, mille indecisioni e mille paranoie a invitarla a prendere un caffè. Poi una birra. E poi siamo diventati inseparabili.
In questo momento non ricordo esattamente quando abbiamo deciso di sposarci. Ricordo solo che mi era sembrata la decisione più logica di tutte.
Come testimoni avevo scelto mio cugino e Hector, un mio collega. Erano dietro di me quando a fianco arrivò la sposa. Dal velo che le copriva la faccia non riuscivo a vederle il viso. non riuscivo neanche a vedere i suoi capelli. In quel momento mi resi conto di non ricordare la sua faccia e i suoi capelli. “Com’è possibile ?” pensai. E poi mi girai di nuovo verso la sala dove però c’era molta meno gente. Ero confuso.
E proprio in quel momento mi resi conto che mi ero dimenticato di invitare Jens e Emma. “Come cazzo avevo fatto ?” Pensai. Loro mi avevano invitato e io non li avevo invitati. Mi sembrava incredibile.
La cerimonia comunque stava andando avanti e come l’ufficiale celebrante era davanti a noi e stava per dichiararci marito e moglie iniziai a sentire un rumore fortissimo. All’inizio pensai a un cellulare, poi mi prese il panico. “O mio Dio” pensai. “Cosa sta succedendo ?”
Mi girai. E vidi Jens e Emma in prima fila. Erano seduti al posto dei miei genitori. Avevano uno sguardo a metà tra il deluso e l’arrabbiato. Ero sempre più confuso. E quel rumore fortissimo continuava. Sempre più forte. E in quel momento mi sembrava di essere sempre più convinto che fosse un cellulare.
Ed effettivamente era soltanto un cellulare. La mia sveglia. Dovevo andare a lavoro.
Non mi dovevo sposare quel giorno e la ragazza bellissima non esisteva. Cioè non è che non esistesse. Non esisteva nella mia vita. Anche se la vedevo tutti i giorni nel treno, a Bruxelles, ma non mi ero mai avvicinato E i miei genitori beh.. Magari li posso vedere sorridenti, ma di certo non assieme. Si sono separati quando avevo solo 8 anni e da allora il loro rapporto si è piano piano esaurito. Adesso a mala pena si salutano. Ma non perdono occasione per parlare male l’uno dell’altra e viceversa.
Questo loro odio ha sicuramente avuto un’influenza su di me e i miei fratelli ed è quello che ci ha probabilmente portato a smettere di avere grosse aspettative dalla vita.
Tutti e tre ci siamo accontentati della prima occasione e li ci siamo fermati e io, a 30 anni, mi sento già come un sessantenne.
Però la ragazza del treno esiste. Non capisco se sia Italiana o locale. Non l’ho mai sentita parlare. So solo che non ama vestirsi elegante, ha sempre degli auricolari nelle orecchie e sta sempre o leggendo un libro o lavorando al computer.
Quando le chiedo il biglietto mi sorride, ma non dice mai una parola.
Dopo il sogno del mio matrimonio arrivai al lavoro perfettamente in orario, come sempre, e presi posto nel vagone 1, prima classe. Partimmo in orario e ci dirigemmo verso sud. Oggi era uno di quei giorni stancanti. Dovevamo scendere giù fino in Francia e poi risalire fino a Rotterdam, prima di tornare a casa.
Durante il mio lavoro, esattamente come durante la mia vita, posso dire di avere la mia routine. La routine mi piace. Sono incredibilmente abitudinario. Mi piace mangiare negli stessi orari, andare a dormire alla stessa ora. La sveglia, tranne i giorni in cui sono libero, suona sempre alle 6.45.
Quel giorno però mentre mi preparavo avevo un brutto presentimento. Ero preoccupato. Ero preoccupato che lei non salisse sul treno. Ero preoccupato che a Bruxelles quella mattina non l’avrei vista. E l’unico motivo per cui andavo a lavoro tutti i giorni svanisse.
Quando entrammo in stazione scesi a controllare che lei ci fosse. E non la vidi. Girai il treno e lei non c’era.
Quel giorno non era salita sul treno.
Jean Pierre Dardenne non poteva sapere che Marie quel giorno si era svegliata presto e aveva preso il treno precedente.
E cosa succederà nei prossimi giorni non lo sappiamo ancora. Di sicuro però il nostro Jean Pierre se non inizierà a parlare con lei non scoprirà mai che lei si chiama Marie, è nata a quattro isolati da dove è nato lui, le piace il cinema Italiano, la musica elettronica e parla cinque lingue.
Jean Pierre questo non può saperlo e potrebbe non scoprirlo mai.